"La caffettiera del masochista: psicopatologia degli oggetti quotidiani" Libro di Donald Norman

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selidori
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"La caffettiera del masochista: psicopatologia degli oggetti quotidiani" Libro di Donald Norman

Messaggioda selidori » 10/02/2018, 19:27

Su consiglio di Fabio_Galletti,
ho letto questo interessante libro che consiglio a chi è appassionato di tecnologia e psicologia umana.

La caffettiera del masochista: psicopatologia degli oggetti quotidiani - Libro di Donald Norman
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Si trova abbastanza facilmente nei soliti modi, in ogni caso, ecco un link: https://books.google.it/books/about/La_ ... edir_esc=y

ATTENZIONE: questo libro (e quindi post) NON TRATTA di mobilità elettrica ma in generale di tecnologia applicata all'uomo. Se l'amministratore ritiene sia troppo fuori tema, lo cancelli pure (magari prima mi avvisi che nel caso mi faccio un salvataggio della pagina, essendo comunque un post che mi ha richiesto molto tempo).


Però non vengo qua a fare recensioni sul libro (non ne ho l'autorità) ne un riassunto, ma una serie di osservazioni su come ci siamo resi schiavi di apparecchi inusabili, riflessioni che partono sicuramente dal libro ma che poi ho rielaborato e vorrei condividere con voi.

Giusto per chiarire cosa dice il libro, in brevissimo: una serie di osservazioni di come dovrebbero essere progettati gli oggetti (dettando delle linee guida) e soprattutto le loro ‘interfacce’ per essere usati dagli umani nella maniera più semplice ed intuitiva possibile.
a pagina 106, Norman ha scritto:Quando un dispositivo semplice dev’essere accompagnato da un manuale d’istruzioni - sia pure un manuale di una parola sola - c’è un difetto: cattivo design.

Ovvero: la priorità dovrebbe essere sempre la praticità e l’usabilità, sormontata solo da eventuali priorità di sicurezza, ma nello studio dei prodotti si dà invece priorità al design.
a pagina 249 Norman ha scritto:Se pensate che la comodità sia un fattore rilevante nella progettazione del mobilio, siete degli ingenui.

Oppure il suo scopo pratico.

E’ un libro del 1988 e nonostante pecca di alcune ingenuità del tempo, purtroppo è ancora attuale.
Quello è inoltre secondo me il decennio che considero di avvio di tecnologia di massa (alla fine il CD audio arriva in quel periodo e dopo pochissimo gli home computer… ovviamente prima c’era i giradischi ma essi erano per tecnologia stessa meccanici, con l’introduzione della microelettronica sono diventati tutti oggetti DIGITALI dove il feedback deve essere costruito e programmato e non è semplicemente naturale come può essere il colpo d’occhio della posizione del braccio sul disco).
Anche le funzioni –dal giradischi- sono aumentate tantissimo e con l’idea che “una funzione=un tasto” avrebbe creato tastiere di infiniti tasti, si è cominciato a studiare tasti multifunzioni, menù e sottomenu dimenticandosi del “telecomando mivar”.

Dunque non si è fatto tesoro dei consigli del libro e secondo me si è perso (e si continua a perdere) l'obbiettivo del bene dell’utente (inteso come usabilità, praticità e sicurezza) vinto dal design o più spesso da un insieme di altri valori in cui a perdere è l’uomo (dopo più avanti li riassumo, dal libro).
Infatti tutti i dettami di usabilità che vengono dati sono stati matematicamente e sistematicamente disattesi nei successivi 30 anni in favore di spettacolo, marketing, wow effect ecc.
Ma secondo me il vero danno (reversibile, ma non c’e’ voglia) è che ci siamo rassegnati.

Quello che è infatti interessante è che nel 1988 Norman dice che le persone che sono frustrate da design inusabili non danno (come sarebbe corretto) colpa ad errori di progettazione ma a se stessi, aumentano la frustrazione autoconvincendosi che "non sanno usare i computer" oppure "che non vanno d’accordo con la tecnologia ".

Questo perchè (cioè che io vado da tempo a sostenere) si è purtroppo avverato il primo errore della progettazione: se c'e' da scegliere fra un modo complicato per l'umano o per la macchina di fare un’operazione, i progettisti non danno la complicazione alla macchina ma all'umano.

Questo è il vero tonfo della tecnologia al servizio dell'uomo comune: è l'utilizzatore che si deve adattare e assecondare ai voleri dell'oggetto quando nella realtà dovrebbe essere proprio il contrario: l'oggetto servo dell'uomo e non viceversa.

Come detto la cosa peggiore è che oramai è assodato che la colpa è deve essere dell’utilizzatore. Fateci caso anche nei social ELETTRICI che noi frequentiamo. Se qualcuno dice che ha collegato prima la spina e dopo la presa (è un esempio tanto per dire) e questo non ha fatto partire la ricarica, si becca insulti da tutti, gli si dice ha sbagliato e lo sia accusa di inettitudine od addirittura di ignoranza&stupidità. Questo avviene persino se non ci sono alcune indicazioni sull'infrastruttura su cosa debba essere usato per prima (ma Norman ci insegna nel libro che appena c’e’ la necessità di un cartello, si è già sbagliata la progettazione). Basta sia scritto nel manuale (o talvolta non è necessario neppure quello) che si viene derisi, umiliati, criticati per la procedura sbagliata. Insomma ci si doveva assecondare alla macchina, al sistema, alle sue esigenze, invece che (come dovrebbe essere) i manufatti si adeguino a noi. Questo però oramai è un comportamento assodato tanto che non ci si scandalizza più.

Pensateci bene: capita oramai sempre con ogni oggetto (e per quello che ci interessa) che contiene tecnologia (quindi le nostre auto elettriche sono il primo esempio).

Ed allora per comandare -ad esempio- il volume in cuffia di un televisore bisogna passare per 2 o 3 menù o per spostare i canali di una televisione dalla posizione 234 a 12 bisogna premere 222 volte il tasto "SU", cosa assolutamente ridicola, a ben pensarci (il tutto per ogni canale che poi va riposizionato).

Ed il risultato non è solo frustrazione ma anche improduttività piegandoci all'uso macchinoso imposto dal produttore.

Anche la presunta economia od ergonomia fa disastri: oramai qualsiasi apparecchio prevede un input alfanumerico eppure in favore di diminuzione di tasti, non ci sono quasi mai i bottoni per singole lettere (e quando ci sono vengono rimossi! Come negli smartphone!) e per fare insert si usano complicati schermi touch o tasti numerici multifunzioni (i famosi 2-abc, 3-def ecc (nati per tutt'altro scopo, ovvero non per dare input alfabetico ma numerico associato a lettere)) o se disponibile uno schermo di visualizzazione scegliendo via via ed una lettera alla volta i tasti virtuali da premere con le frecce reali (tanto che oramai si fanno acrobazie per evitare questi metodi di insert o più semplicemente si evita di fare la ricerca su smarttv o sulla console).

Alla fine la deriva dell’usabilità –secondo me- (e questo è un pensiero mio, originale, non presente nel libro, semplicemente perché avvenuto dopo) ha anche portato a 2 problemi evidenti nelle macchine di oggi:
- Alla fine non si usa mai il prodotto al 100%, persino per le funzioni di cui avremmo bisogno (quindi tralasciando quelle innovazioni che non ci servono) e questo non solo per la complessità di utilizzo dell’interfaccia ma anche e spesso per il fatto che un prodotto –levato dalla scatola- non va mai al 100% delle sue possibilità (e partono le rincorse online degli OTA, questo per 2 o 3 volte, poi il prodotto viene abbandonato, anche se non ha mai raggiunto il pieno funzionamento). Spesso –inoltre- il confine fra NON VA e NON SO FARLO ANDARE è sfumato. Semplicemente non sembra che vada perché non se ne capisce appieno come utilizzarlo (spesso non aiutano i feedback assolutamente non diagnostici: ne parlo dopo).
- Paradossalmente questo spinge a nuovi acquisti! Perché il produttore (fra le righe, perché non ammette mai il difetto) promette di aver risolto il problema. E comprando la generazione successiva del prodotto in effetti quella funzione va ovviamente a scapito di altre (vecchie) funzioni! Spesso si riesce a fare workaround delle vecchie funzioni perse rifacendo pesanti programmazioni o con laboriosi compromessi (un esempio tipico informatico è il riformattare i file con un nuovo formato perché il nuovo tecnologicissimo apparecchio ha problemi a leggere i BMP/GIF/WMV/AAC ecc o splittare file per farli accettare dalle penne supportate, ecc).

C’e’ un’altra curiosa eredità dovuto al design ed al WOW EFFECT che trovo altrettanto irritante: la latenza delle operazioni od addirittura dei feedback.
Chi ha già ‘-anta’ come me ricorda i primi computer “potenti”. Premevi invio dall’interfaccia dei caratteri e la risposta era istantanea. Aprivi la finestra (grafica) di esplora risorse di windows95 e la trovati già aperta al centro schermo quando con il mouse eri ancora nell'angolino. E’ come quando accendi una luce: l’interruttore meccanico sta ancora terminando la corsa ma la luce si è già accesa.
Le interfacce grafiche “con l’ombra” e la grande compatibilità ha generato mostri di computer potentissimi dove per inviare in stampa una scritta “IL CESSO E’ ROTTO” passano abilmente 10 secondi solo perché il file venga smaltito dalla coda della stampante (attenzione: non ho detto STAMPATO, quello è fisico, meccanico, termico, quindi accettabile, sto parlando del solo invio dei dati!).
E per visualizzare le cartelle di un disco fisso SSD solitamente passano 4 o 5 secondi di ‘cerchiolino che gira’. Ma oramai abbiamo harddisk con interfaccia da 6giga, cioè che fanno passare 6 miliardi di dati al secondo. E la stampante è in una rete fullduplex a 100Mb ovvero che permette di trasferire 100 milioni di caratteri in un secondo senza collisioni, eppure aspettiamo, aspettiamo, aspettiamo.
La reattività è importante, noi umani siamo abituati al concetto di azione-reazione, non avere risposta (od almeno feedback immediato perché siamo arrivato al paradosso che persino l’animazione di caricamento (la semplice clessidra che si capovolge o per meglio dire il cerchiolino che gira, proprio perché la clessidra è di 20 anni fa e c’era da subito) impiega a sua volta 1 o 2 secondi per caricarsi, ed è solo l’icona che indica che il comando è partito!
Questo è figlio della pessima progettazione: il tempo è la cosa più preziosa per tutti ed è inammissibile che venga barattata per un bel disegnetto (ma –sinceramente- alla fine non penso sia neppure quello) o per la compatibilità.

Perché (se ci si pensa bene) anche prodotti embedded hanno i loro tempi di attesa: un ricevitore digitale terrestre impiega volte un secondo semplicemente a visualizzare l’elenco dei canali!

Tornando al libro… ma perché avviene questa pessima progettazione?

Sarebbe facile dire “per design” o più pensato “per costi” ma in verità la realtà è molto più articolata perché formata da varie motivazioni: (pag.166)
- troppo lenta la progettazione, spesso si è +2 generazioni avanti. Questo vuol dire che il prossimo prodotto è già in produzione, quindi non può pregiarsi dei feedback del prodotto ora in uso. Solo FRA DUE si potrebbero considerare le esperienze di uso di oggi.
- già, ma i fantomatici feedback vengono raccolti? (oggi lo si potrebbe fare con l'IOT ed un miglior d’uso della rete internet…) se lo chiede anche Norman sempre a pagina 166
- il prodotto deve essere distinguibile dalla concorrenza (anche se ha avuto un'idea buona) e sembrare innovativo verso il resto del mondo.
- ma persino con se stessi! Necessità di apparire innovativi. Quindi si stravolge qualcosa che già funzionava alludendo ora sia meglio. Originalità ed esclusiva innanzitutto.
- Ma anche il suo contrario del contrario! Comunque il prodotto deve seguire la filosofia di base e logica del produttore. Un esempio è il facelift delle autovetture: tutte le auto prodotte nello stesso periodo devono apparire davanti molto simili, diciamo IMPARENTATE. Una vera evoluzione in questo senso è difficile da perpetrare!
- una legge non scritta dice che si fa fatica a levare un tasto inutile se non è un difetto. Questo perchè la gente vuole essere rassicurata come "potrebbe sempre servire" e comunque non compera qualcosa di nuovo che apparente ha meno. Un esempio è il tasto * sui telefoni che non sparisce nonostante non ha mai avuto un reale scopo (in questo APPLE ha fatto un capolavoro di marketing, rimuovendo man mano i tasti fisici dai cellulari apparendo per questa innovativa).

E come detto, ovviamente esigenze più effimere:
- costi di produzione
- organizzazione di produzione (anche per accordi con fornitori o piani più ampi negli anni)
- fascino di design (chi compera non sempre è chi usa e se anche lo fosse oramai il prodotto è preso..., poi la presunta innovazione di cui sopra fa comprare apparecchio nuovo per magagne vecchie ora risolte)

A pagina 224, Norman ha scritto:Noi siamo circondati da oggetti del desiderio, non da oggetti d’uso


Parlando di design ed oggetti poi il libro (ogni tanto ci si torna) fa un’interessante disanima sugli ERRORI.

Due cose da tenere sempre a mente:
A pagina 162, Norman ha scritto:Partite dal presupposto che prima o poi ogni possibile contrattempo accadrà, e quindi prendete contromisure

ed ancora più interessante perchè praticamente la stessa affermazione ma portata sull'operatore:
A pagina 227, Norman ha scritto:Partire dal presupposto che qualunque errore che teoricamente possa essere commesso prima o poi lo sarà

Ammetto che questa seconda frase un po' mi inquieta....

Norman però ci informa della tentazione/contraddizione di evitare a tutti i costi la possibilità di fare errori!
A pagina 134, Norman ha scritto:Se si costruisce un meccanismo che tollera gli errori, la gente finisce per farci affidamento, e allora è meglio che il meccanismo sia affidabile.

e conseguenza ancora più terribile:
A pagina 225, Norman ha scritto:l’affidamento eccessivo sugli automatismi può annullare la capacità di cavarsela in loro assenza.

Vi viene in mente la guida autonoma? Anche a me…

Cosa ne pensate, di queste vaghi pensieri raccolti e ridistribuiti?

Che ne dite?

EXTRA BONUS!
Se avete avuto la pazienza di leggere fino a qua, voglio concludere il malloppazzo citando un un paio di preveggenze nel libro datato 1988:
A pagina 91, nel 1988 Norman ha scritto:Vi piacerebbe un dispositivo tascabile che vi ricordasse ogni appuntamento e impegno della giornata? A me sì. Aspetto il giorno in cui i computer portatili saranno diventati così piccoli che potrò portarne sempre uno in tasca. Decisamente lo caricherò di tutto il peso di ricordarmi le cose. Dev’essere piccolo. Dev'essere comodo da usare. E dev’essere relativamente potente, almeno rispetto agli standard di oggi. Deve avere una tastiera completa e uno schermo abbastanza grande. Ha bisogno di una buona grafica, perché questo fa un’enorme differenza nella facilità d’uso, e molta memoria, anzi, una memoria enorme. E dev’essere facile da collegare al telefono; ho bisogno di collegarlo ai miei computer in casa e al laboratorio. Naturalmente, dovrebbe essere relativamente poco costoso

Mentre a pagina 212, Norman ha scritto:Poiché lo uso spesso in viaggio, serve anche come rubrica di indirizzi e numeri telefonici, quaderno di appunti e registro delle spese. Soprattutto, si può collegare agli altri miei sistemi (attraverso canali elettromagnetici o a raggi infrarossi, senza cavi). Così qualunque informazione io introduca nel calendario portatile viene trasmessa ai sistemi informatici di casa e di ufficio, che vengono continuamente tenuti al corrente: se prendo un appuntamento o registro la variazione di un indirizzo o numero telefonico, gli altri sistemi ne sono immediatamente avvertiti

Infine a pagina 188, Norman ha scritto:Le automobili automatizzate, il sogno degli scrittori di fantascienza e degli urbanisti, può darsi che un giorno diventino realtà.



EXTRA EXTRA BONUS ESEMPI!
A questo punto penso che vi siate fatti un’idea di cosa si parla e di cosa parla i libro e nella vostra mente, nelle vostre vite, avete trovato già 100 esempi (frustranti) di vostri prodotti che non fanno quello che volete (e magari fate voi quello che vogliono loro), tuttavia se ancora vi mancassero riscontri con la realtà, faccio MIEI esempi (solo gli ultimi che ho raccolto da un mese di tempo, apposta per scrivere questa recensione) di cosa incontro nella mia vita reale:


1:INCONGRUENZA INTERFACCIA GRAFICA (conflitto con cultura assodata) MICROSOFT WINDOWS 10: WINDOWS UPDATE
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è secondo me uno dei casi più evidenti di deriva verso l’inusabilità dovuto al pasticciamento dell’interfaccia grafica.
Per decenni Microsoft è stato l’esempio di coerenza e precisione nelle interfacce.
Ben studiate il primo giorno, hanno soprattutto creato una cultura. La X chiudeva sempre la finestra, la _ la minimizzava, il tasto destra erano funzioni aggiuntive e le finestre di popup erano tutte grigie con 3 bottoni. Se una funzione non era disponibile, era grigia, ma presente. Le combinazioni di tasti erano coerenti (SI, NO, ANNULLA).
Poi ha cominciato a perdere colpi contro la concorrenza ed ha cominciato ad introdurre fallimentari ed aggiuntive interfacce copiandole dai browser (concorrenti), da android, da apple, dai tablet, da nokia, da tutti.
Durante questa settimana –al lavoro- ho fatto caso ai popup di sicurezza del mio computer con windows10. Una volta è apparsa una schermata centrale blu che mi chiedeva di riavviare (con tanto di errore grammaticale), una volta un box arancione (?) sempre centrale con un messaggio incomprensibile ed una volta un box grigio nel systray con un testo troncato (nella lingua italiana). Nessuno usava le convenzioni windows citate sopra e che oramai abbiamo imparato in 30 anni di affezione a sistemi microsoft (come le X in alto a destra per chiudere, le finestre scontornate, un’icona identificativa della richiesta, ecc. Aggiungo anche non era mai presente un logo microsoft o windows, secondo me necessario quando si parla di aggiornamenti per OS. Un mio collega (tecnico) ha commentato “se un mio amico mi chiama per telefono e mi descrive questa finestra (arancione) io gli dico subito che si è preso un virus!”).
La cosa interessante è che sono tutti messaggi che riconducono allo stesso ambiente: gli aggiornamenti di sicurezza del sistema operativo riguardo ai bachi hardware dei processori emersi negli ultimi mesi. Ma le finestre sono tutte incoerenti.
Come si fa ad essere così imprecisi e pasticciati persino nell’interfaccia utente? Del sistema operativo nato con la missione di essere user-frendly, popolare, per ufficio?

2: INCONGRUENZA HARDWARE/COMANDI e MAPPING NATURALE: SONY PLAYSTATION3: MEDIACENTER
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SONY è una multinazionale e questo è un suo prodotto di punta. Oggi è superata dalla successiva PLAYSTATION4, ma gli esempi di inusabilità che cito ci sono fin da quanto era l’ammiraglia unica.
Quello che stupisce è che è una multinazionale, super tecnologica e attenta, cade sull’usabilità di un prodotto che si prefigge di essere per tutti.
Inoltre ha un controllo totale sul software (che viene vagliato dalla casa madre) e spesso è tutto interno (a differenza di Microsoft già citata che poi rende disponibile l’ambiente a milioni di applicazioni esterne che possono inventarsi nuovi standard, anche se sopra ho volutamente citato esempi pessimi di interfacce utente del solo sistema operativo).
Inoltre è orientata ad internet e gli aggiornamenti di firmware e software potrebbero risolvere problemi mai neppure presi in considerazione.
Analizzo qua la PS3 come mediaplayer, una funzione ampiamente pubblicizzata dalla casa madre (tanto è vero che l’ha fornita da sempre di lettore bluray, player DLNA, possibilità di streaming, eccetera).
Ebbene, anche prendendo il telecomando originale SONY, ci si accorge dell’incoerenza dei controlli di sistema.
Già che i tasti sono arbitrari all’interno delle stesse app. I tasti freccia ad esempio vanno dappertutto ma per confermare l’azione, a volte si usa il tasto ENTER centrale (che oramai è diventato lo standard cultura) a volte la X (che spesso però viene usato in informatica come ANNULLA e quindi già può creare confusione) a volta addirittura il tasto START a forma di triangolo verso destra (che in audiovideo è da sempre il simbolo di PLAY, presente anche in un altro tasto del telecomando).
Si penserà che questo sia stato fatto per ridurre i tasti ma poi ci si accorge che sul telecomando (ripeto: originale SONY, creato solo e solamente per quella console e dal costo neppure irrisorio) ha ad esempio dei tasti dall’1 al 9 (+0) che in 5 anni che posseggo quel prodotto non sono mai stati usati. Addirittura quanto c’e’ necessità di inserire delle cifre appare una tastiera virtuale su schermo dove bisogna scorrere i tasti con le frecce e selezionarli con OK centrale.
Ugualmente alcuni programmi (come lo store SONY o l’app INFINTY) visualizzano un numerino su un prodotto: si pensa magari che premendo quel tasto numerico lo si richiami. Ed invece no. Bisogna sempre sceglierlo con le frecce.
Per la cronaca i tasti numerici non vengono neppure usati dall’app per visualizzare i canali del digitale terrestre (ricevibili comprando un altro accessorio hardware, sempre prodotto al 100% da SONY fatto su misura per questa e questa sola console e sempre ovviamente non regalato).
Se a questo punto l’osservazione è “Ma cosa pretendi? Hai preso una console. Nasce per giocare, non per la multimedialità”, la mia risposta è già stata data sopra nel pippotto iniziale: Si da la colpa sempre all’utente. E’ lui che è in errore, sbaglia ed ignorante. E la macchina ha ragione.
E poi non è vero: la PS3 è stata ampiamente pubblicizzata come media player. E non ho neppure usato il controller standard (nato per i giochi) ma un telecomando (originale Sony, lo ribadisco, fatto solo per quella macchina) per le funzioni multimedia.
E comunque problemi simili di inusabilità si trovano anche in media player dedicati (ma lì la scusa è che costano magari solo 100 euro e sono prodotti da case cinesi semisconosciute, contro i 400 della PS3 ai tempi in cui la comprai io prodotta dalla giapponese SONY).


3: FEEDBACK NON DIAGNOSTICI: INFINTY.tv su PS3:
Esempio di debugging ed info utente completamente inutile.
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La riproduzione di un film su INFINITY su playstation3 si interrompe senza apparente motivo.
Sullo schermo viene visualizzato un invito a visitare la pagina assistenza del sito (ma perché non ci va direttamente? Magari visualizzando il testo dell’errore e la possibile soluzione? E se proprio vuole un browsing esterno ad esempio perché non visualizza un QR per lettura da cellulare?).
Naturalmente l’indirizzo proposto (da raggiungere via hardware esterno aggiuntivo) va digitato completamente (non è presente nella navigazione) ed è una pagina di assistenza generica. D'altronde l’url non faceva presupporre la specifica del problema.
Inserendo quello stranissimo codice (PLTO) non appaiono risultati nell’anteprima ed addirittura la pagina dei risultati è completamente muta (poi si scopre che è case-sensitive. Eggià dovevo saperlo. Sono io che sono cretino. Loro non lo dicono. Ma a parte il dirlo (sarebbe comunque una complicazione inutile) perchè questa restrizione?
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Nella vita reale il maiuscolo o minuscolo non blocca un processo. Avete mai provato a mandare una lettera con indirizzo tutto in maiuscolo o con con la prima sola maiuscola? Arrivano ugualmente!!! No, la tecnologia pone nuove limitazioni!).
Ad ogni modo il problema è da principio: l’errore non è parlante: non c’e’ alcuna indicazione per capire cosa è successo e meno che meno suggerimenti su possibili azioni da intraprendere.
Non è presente neppure nessun riferimento di codice specifico (PLTO, anche per la posizione in cui è scritta, è poco inutile).
Bisogna chiedersi cosa pensano i programmatori quando hanno pensato di visualizzare queste schermate di errore e come pensano che possano essere utili NON-informazioni come queste.
(cercando poi su forum in giro sembra sia un problema di rete. Naturalmente nessuno sa realmente quale sia il problema, sono ipotesi e sperimenti. Anche l'assistenza del provider brancola nel buio con un errore così generico che va bene per tutto...).


4: FRA SEMPLICE PER UMANO e SEMPLICE PER LA MACCHINA VINCE LUI: la macchina. I sintonizzatori digitali terrestri
Scommetto che per vedere il digitale terrestre avete a memoria non più di 5 o 7 LCN (Norman ci insegna che oltre 5 o 7 soggetti non si riescono a tenere a mente, se non con un allenamento dedicato e quindi tedioso (oppure se si hanno interessi personali per quei dettagli)) e poi andate di zapping progressivo, perdendo tantissimo tempo a passare canali inutili e perdendone altri dispersi più avanti (fra l'altro su alcuni apparecchi pessimi, il ricevitore tende a bloccarsi perchè vuole ricevere le app interattive o la guida programmi...)
Esistono i cosiddetti FAVORITI ma spesso sono complicatissimi (sia da programmare ed ancora di più da usare, ovvero nella quotidianità) ed anche questa soluzione alla fine non si usa.
Pensateci bene. Il problema è: GESTIRE TANTI CANALI. Ed un esempio: voglio vedere RAI4.
Ci potrebbero essere sono due soluzioni:
1- numerarli progressivamente. la soluzione è facile per le macchine, si tratta di numeri (nativamente supportati da qualsiasi sistema) al quale si aggiunge o toglie + o -1. Per l'umano invece è difficile: il numero è arbitrario, spesso senza logica e per sapere dove-è-cosa bisogna costruirsi mnemoricamente una tabella (inutile perchè tanto oltre 5 o 7 valori non si tiene a mente, a meno si facciamo complicati esercizi di memoria da ripetersi per tutta la vita).
A proposito che LCN ha RAI4? O lo imparate a memoria, o vi fate un elenco cartaceo o lo trovate via zapping, probabilmente dopo 10 tentativi).
2- poter richiamare i canali per contenuti (ad esempio di canali monotematici (cartoni, documentari, musica, ecc) oppure dinamici a seconda di cosa stanno ora trasmettendo (il digitale terrestre lo permette, taggando i programmi) oppure (anzi in aggiunta, una cosa non esclude l'altra) selezionandoli per nome canale. Quindi (se si avesse una tastiera full sul telecomando invece di tanti tasti inutili mai usati) si potrebbe scrivere RAI per avere un elenco di canali RAI a schermo da scegliere oppure meglio ancora "4" per visualizzare un elenco comprendente RAI4 e RETE4 (ed altri...).
Questa soluzione sarebbe molto facile per umani, più difficile per un computer che deve tenere un database dove organizzare i nomi, i tag ed eventuali tag personali (con una complessità che l'informatica risolve diciamo con una pisciata).
Quale delle due soluzioni è stata universalmente adottata?
La 1 che rende la vita difficile per umani ma facilita i computer o la due che rende la vita facile per gli umani e più complessa per i computer? (ma, che per la potenza attuale è uno scherzo!)
Già avete in casa la vostra risposta.
Che poi si potrebbero adottare entrambi gli approcci, una non esclude l'altra.... basta che sul telecomando ci siano sia i numeri che le lettere....

5. RICHIESTA DI CULTURA PREVENTIVA FUORI DALLA MEDIA E MEMORIA ECCEZIONALE!
Ecco uno degli incubi dei milanesi extraurbani: i distributori automatici di biglietti ATM.
La città di Milano è stata divisa in varie aree extraurbana ed ad ognuna è stata definita una tariffa. Non sono semplici cerchi concentrici ma sono pure divisi a spicchi, che talvolta si sovrappongono:
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50.jpg (146.83 KiB) Visto 326 volte

Il disegno è sicuramente bello ed artistico ma se dovete andare da una zona all'altra c'e' un complicatissimo metodo di calcolo per studiare quale tariffa dovete adottare. Che ovviamente non si chiama 1 o 2 oppure A o B ma cose astruse come U+½ oppure U+2+½.
Se ad esempio siete in un punto GIALLO e dovete andare in uno ARANCIONE, come calcolare la tariffa?
Considerate che non solo dovete conoscere la geografia di Milano ma dovete anche avere una memoria eccezionale perchè quell'artistica immagine non è neppure riportata sui distributori automatici, quindi tutto di memoria!
Oggi siamo nel 2018 e finalmente qualcuno ha creato delle tabelle con tutte le combinazioni, ma forse una risposta poteva darlo il semplice distributore chiedendo DA DOVE A DOVE VUOI ANDARE? (fra l'altro il DA DOVE lo si poteva ulteriormente semplificare assegnando la posizione corrente come punto di partenza e lasciando eventualmente scegliere di moficarlo).
Invece no, questo mostro:
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2018-02-01 15.34.55.jpg (74.81 KiB) Visto 326 volte

chiede inesorabilmente:
atm biglietti automatico.JPG
atm biglietti automatico.JPG (40.75 KiB) Visto 326 volte

Complimenti alla XEROX (colei che ha inventato il MOUSE come interfaccia utente!!!)
(se non mi credete: https://youtu.be/lOnEGEylzP4 )
Benvenuti turisti!
Ultima modifica di selidori il 11/02/2018, 7:26, modificato 1 volta in totale.


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Re: "La caffettiera del masochista: psicopatologia degli oggetti quotidiani" Libro di Donald Norman

Messaggioda Fabio_Galletti » 10/02/2018, 22:44

Piccole aggiunte: il prof.Norman, per questo libro, fu chiamato dalla Apple per studiare come creare l'interfaccia utente di un prototipo.
Quel progetto era l'I-phone.

Non a caso, anche gli anziani pre-tecnologici usano (male, ma usano) smartphone e tablet, senza istruzioni, ma per intuizione e feedback.


E, appunto, guardate le app, i sistemi di attivazione delle colonnine, le prese senza tappi, banalmente il feedback che avete dai comandi della vostra EV.
Per dire, il cambio-joystick molliccio della Leaf che cambia marcia senza un click, un bip, niente.
Bisogna guardare il cruscotto per sapere se si è "ingranato" qualcosa.

Esattamente, quante cose non vengono "automatiche" come si sono standardizzate per motivi meccanici dalle termiche, o automatiche perché il comando è nel posto giusto e di muove in modo prevedibile (alto aumenti basso diminuisce, ad esempio).
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Re: "La caffettiera del masochista: psicopatologia degli oggetti quotidiani" Libro di Donald Norman

Messaggioda Fabio_Galletti » 10/02/2018, 23:46

Selidori ha scritto:uno degli incubi dei milanesi extraurbani: i distributori automatici di biglietti ATM

All'aeroporto di Düsseldorf, la stazione del trenino che fa solo aeroporto-stazione centrale ha la biglietteria per le 8000stazioni DeutsheBahn.
Se compri due biglietti ti chiede "oggi" o "subito".
Cosa cambia?
L'ho scoperto pagando la multa al controllore: oggi da due biglietti non obliterati
Subito li da già pre-obliterati.
Io stavo tornando con il biglietto "subito" comprato il mattino e obliterato anche il pomeriggio.

Per dire, Norman non lo conoscono neanche in Germania.
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selidori
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Re: "La caffettiera del masochista: psicopatologia degli oggetti quotidiani" Libro di Donald Norman

Messaggioda selidori » 11/02/2018, 7:21

Fabio_Galletti ha scritto:Per dire, Norman non lo conoscono neanche in Germania.
Norman non lo conoscono dappertutto.
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ErosLazzarini
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Re: "La caffettiera del masochista: psicopatologia degli oggetti quotidiani" Libro di Donald Norman

Messaggioda ErosLazzarini » 11/02/2018, 11:28

Hi Stefano, un po pesante la lettura...chissà la scrittura! Ovviamente è un argomento che senti molto come tanti di noi.
Certo che qua non siamo OFF TOPIC, siamo proprio OFF FORUM :roll:

1) Una cosa per tutte: l'usabilità di un prodotto. L'azienda con i "processi" più evoluti nello sviluppo prodotto che ho conosciuto è stata la Ericsson in Italia ed in Svezia.
Ci ho lavorato meno tempo di quel che avrei voluto, cambiando sia per le "gobbe" del mercato della telefonia che per motivi familiari.
Era nata da un "genio ispirato", come lo è stato Camillo Olivetti, certo Lars Magnus Ericsson, vi lascio poi cercare info se interessa.
Anche un neo dell'azienda come me ha lavorato subito bene seguendo la cultura aziendale codificata nei tanti "processi Ericsson".
Per la mia area, uno fra i più carini era lo "usability test".
Ad esempio alla fine dello sviluppo del prototipo di una radio (es.radio base per i cellulari) da installare su un palo e poi attivare un gruppo idoneo ne sperimentava una prima volta l'installazione (montaggio, collegamento cavi, ecc.).
Le persone che ci partecipavano venivano identificate dal team di sviluppo, scelte adeguatamente per un buon lavoro di squadra: l'elettricista/installatore, un progettista che conosceva già il prodotto, un esperto della logistica che curava codici/materiali/costi di questi, l'estensore del manuale fotografico di installazione, un rilevatore di tempi e metodi nel caso) e nel fare questo primo esercizio si raccoglievano osservazioni, domande, ecc. per poi richiedere modifiche migliorative sia sul prodotto che sulla documentazione,
Una volta fatta l'iterazione di progetto l'operazione di installazione veniva ripetuta in gruppo e se a quel punto era OK il progetto passava al livello di implementazione successivo (prototipo definitivo o produzione).
Alla fine, un installatore in qualsiasi parte del Mondo fosse era ben contento di andare a lavorare su un prodotto Ericsson, era produttivo, rapido, soddisfatto di quello che faceva.
Così nelle altre fasi di sviluppo: l'uomo (utilizzatore) andrebbe sempre visto come quello da accontentare. E' comunque umano e comprensibile per il singolo programmatore la ricerca del "minor sforzo" per implementare una funzione (magari una nuova digitazione, con 5 secondi di pressione tasto in extratempo, è facile da implementare) ma il team di sviluppo deve mettere a budget quanto serve per il risultato finale (soddisfazione cliente).
Lo sviluppo lo si fà una volta sola mentre l'utilizzo si ripeterà anche infinite volte!

2)Questa "economia dell'abbondanza" ed inutile eccesso di potenza di calcolo delle elettroniche attuali ha portato a delle mostruosità come quelle che elenchi.
Relativamente al SW "real time" quando la velocità di calcolo (tempo di esecuzione delle istruzioni) era limitata si teneva necessariamente conto del fatto che era atteso un tempo di esecuzione e si usavano le risorse hw per raggiungerlo.
Eccetto alcuni ambiti è stato quasi completamente abbandonato a vantaggio di linguaggi evuluti come C++ su Sistemi Operativi Linux e considerando che la velocità di esecuzione delle istruzioni è praticamente 0 non si è più "contabilizzato" quanto ci vuole per eseguire una funzione magari anche in casi di annidamenti e nexting o con occasionali interferenze hw (disturbi, ecc.).
Certo il sw era scritto in assembly language per un processore e difficilmente trasportabile su un'altro, ma così se ne testavano prima del rilascio, e garantivano poi, i tempi di risposta!
Facendo uso di linguaggi ad alto livello basati su un sistema operativo prima monotask poi addirittura multitask la "facilità" di scrittura di cose complesse per il programmatore è aumentata ma con tutti i rovesci della medaglia che dici.
Inoltre, fin dall'inizio dei sistemi operativi per microprocessori la gestione degli errori è stata una parte critica e mal servita: ricordo il mitico BDOS Error del CP/M che per qualsiasi problema con le periferiche si bloccava e ti "buttava fuori" perdendo tutti i dati e file non chiusi!

3) Le cose migliori sono state pensate anni fa in un'epoca dove le necessità di base erano le più sentite (mangiare, dormire, ridurre sforzo fisico, avere un po di tempo libero, ecc.). Senza arrivare ad una guerra e perdere risorse/vite umane per tornare ad un livello più basso, dovremmo poter agire per la "umanizzazione a 360' " senza eccessi, abusi, ecc. ma con un po di tempo dedicato da tutti al lavoro per se e gli altri, al divertimento, ecc. :)


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selidori
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Messaggioda selidori » 14/02/2018, 19:45

ErosLazzarini ha scritto:Hi Stefano, un po pesante la lettura...
Non ti ho ancora risposto, ma ho letto ed apprezzo!
Prendo tempo per successive osservazioni!
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Fabio_Galletti
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Re: "La caffettiera del masochista: psicopatologia degli oggetti quotidiani" Libro di Donald Norman

Messaggioda Fabio_Galletti » 14/02/2018, 21:24

Intanto, piccolo esempio di analisi "Normaniana" applicata alle EV.
Il "cambio" della Leaf.

nissan-leaf-2-2017-06.jpg


Ovvero: serve un comando che permetta al guidatore di decidere se andare avanti, indietro, fermo o folle.
Come lo facciamo, 'sto comando? Si son chiesti alla Nissan.

Scelta banale: su molte "termiche" c'è un cambio automatico che fa le stesse cose, con una leva di comando.
Su una EV il cambio non c'è, ma si può replicare la leva.

Però, una leva "meccanica" richiede pezzi e peso: per dare solo un comando, un joystick di plastica costa meno.

Rapido ed indolore.

Ora:
PRO: il comando assomiglia ai comandi esistenti.

MEZZO PRO: l'ordine RPND(+B) è poco comune, di norma è PRND(+), quindi già chi è abituato all'automatico non è "automatico'" usarlo.
Chi usa il cambio manuale, si trova un assurdo per cui per andare indietro bisogna spingere il comando in avanti, e viceversa.
Non standard e non intuitivo, nobbuono.

CONTRO: non c'è feedback tattile che da la sensazione di aver cambiato.
E la leva è a molla, quindi non resta "ingranata" mostrando in che posizione è.
Unica comunicazione al guidatore, la letterina sul cruscotto.
E ne vedi una, non puoi sapere a priori quale lettera è la prossima.

CONTRO BIS: per mettete la pseudo-leva simile ai comandi "termici" si è dovuto mettere una plancia tra i sedili, che occupa spazio.
Plancia che è "vuota", inutile.
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Re: "La caffettiera del masochista: psicopatologia degli oggetti quotidiani" Libro di Donald Norman

Messaggioda Fabio_Galletti » 14/02/2018, 21:44

Partner full electric km 0 85.JPG
Partner full electric km 0 85.JPG (610.8 KiB) Visto 129 volte


Intanto, alla Peugeot/Citroën/Mitsubishi.

Come lo facciamo, il comando avanti/stop/indietro nel furgone Partner/Berlingò?
Abbiamo vincoli meccanici? No.
'Fanbrodo, una manopola basta.

PRO: non occupa spazio prezioso per stare in tre sul sedile.
PRO: l'ordine PRND è rispettato, si vede l'ordine e dove è girata la manopola.
QuasiPRO: giro antiorario per meno, abbassa, spegni, parcheggia - giro orario più, alza, aumenta, avanza. È una convenzione comune per le manopole, su auto e in generale.
CONTRO: è un comando diverso dalle normali leve viste da un secolo.
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Re: "La caffettiera del masochista: psicopatologia degli oggetti quotidiani" Libro di Donald Norman

Messaggioda polianto » 18/02/2018, 18:49

Argomento interessante.

Sulla e-UP! hanno risolto in modo molto classico: leva da cambio automatico con le 4 posizioni classiche in sequenza classica PRND, con in più B per rigenerazione massima in discesa ripida e +/- a destra/sinistra in posizione D per aumentare o ridurre il regen in rilascio.
La leva ha un bottone da premere, se no non si muove, e si sentono bene gli scatti quando cambia posizione, per cui ti da un buon feedback.
In questo caso direi che è una funzione ben implementata e intuitiva.

cambio eup.jpg
cambio eup.jpg (118.14 KiB) Visto 92 volte


Invece un esempio che mi viene in mente di tecnologia ostile e masochista sono le corsie Viacard ai caselli dell'autostrada.
Esistono solo 4 possibile versi di inserimento di una tessera in una fessura, ma ai caselli invece di implementare un semplicissimo hardware con 4 testine di lettura in grado di leggere la tessera comunque sia stata infilata hanno preferito implementare la funzione "riconosci verso sbagliato e nel caso sputala fuori con il messaggio cambiare verso di introduzione".
Con un aumento dei tempi di pagamento al casello, con conseguenti maggiori code e inutile consumo di carburante e di tempo.

Il risultato è che l'automobilista medio della domenica, piuttosto che rischiare il malefico messaggio con conseguente strombazzamento di chi segue preferisce sorbirsi mezz'ore di coda alle corsie con pagamento, anche se le corsie Viacard sono libere ed anche se ha in tasca, tra bancomat e carte di credito, almeno 3 tessere utilizzabili per pagare il casello.

Ciao Antonio

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Re: "La caffettiera del masochista: psicopatologia degli oggetti quotidiani" Libro di Donald Norman

Messaggioda Fabio_Galletti » 18/02/2018, 19:51

Il "introdurre nel verso giusto senza indizi di quale sia il verso giusto" è un classico normaniano.

(VW: you'te doin' feedback right :D )
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